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Il bello di raccontare il web 2.0

11 April 2007
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Quando ci si ritrova a tavola con parenti e amici, arriva un momento della discussione (generalmente poco dopo il sempreverde “Allora, come va?” seguito da “E dunque di che ti occupi?”) nel quale, a turno, si ricapitola l’ultimo mese o periodo di tempo qualitativamente importante che ci ha segnato.

Premessa 1: genitori e parentado in genere non conoscono internet in alcun modo.
Premessa 2: i tuoi amici conoscono internet solamente come “luogo virtuale” di MSN.
Premessa 3: tu hai bevuto una bottiglia di Lambrusco Giuseppe Verdi di Reggio Emilia.

Cerchiamo di prendere per sommi capi la discussione che si è svolta, proprio di recente, tra il sottoscritto e il suo nucleo di relatives and friends. Bene, si incomincia.
Parto subito in grande – il blog, assieme ad altre forme di contenuti multimediali nonché piattaforme, applicazioni, portali e quant’altro di social, è l’emblema del Web 2.0: Hai presente Beppe Grillo? (non si può che portare lui ad esempio, anche per i profani) -Sì- Bene, il suo non è un “sito” classico ma un blog. Ciò che lo differenzia superficialmente da un sito web, è il ruolo che l’utente/lettore va a svolgere (Qui le domande/facce impaurite/confuse piovono a catinelle). Cerca di vedere il blog come il diario, o il quaderno, che l’autore aggiorna non appena desidera comunicare qualcosa alla blogosfera e, in questo modo, desidera suggerire il topic per una possibile discussione, oppure dare il Là per un argomento correlato ad un altro autore e, soprattutto, sentire quello che i lettori hanno da dire a riguardo.- Direi di aver capito, a grandi linee, ma in pratica, dove sta la differenza? (I laureati in filosofia se la saranno sentiti ripetere per anni) – La differenza sta nel fatto che l’utente è ora sullo stesso piano dell’autore poiché ha la possibilità di commentare ed esprimere la propria opinione sul quaderno dell’autore stesso. In questo modo, diventa generatore di contenuto. Immagina di analizzare tutti i blog in un solo momento: il contenuto che ne definisce, in modo specifico, i confini, “l’essenza” verrebbe da dire, è sociale, compartecipato ovvero “dal basso”. Il fruitore del contenuto, è egli stesso creatore di contenuti.- Boh, qualcosina l’ho capita ma…- Pensa ora che, grazie alla diffusione di questo modo di intendere e utilizzare Internet, perché poi è lì la differenza sostanziale, sono nate applicazioni che permettono la condivisione anche di differenti tipologie di contenuti multimediali: YouTube e Flickr, e la creazione di aggregatori, per una fruizione più funzionale dei contenuti dei blog che ti interessano maggiormente.- Ah sì, YouTube.

Se a tutto questo si aggiunge che le conoscenze minime richieste, nonché i costi economici, sono nulli, hai l’effetto di una proliferazione a catena – Sarà, ma non mi spiego molte cose…

La conversazione potrebbe durare in modo infinito, data la cangiante “forma” che determina il Web 2.0, ma proprio qui il bello. E, uno non addetto ai lavori come il sottoscritto è felice di parlare con gli altri, possibili o effettivi utenti di Internet, e condividere dubbi e idee.
Se non è 2.0 questo?

[mi ha stuzzicato la confessione di Lele Dainesi]

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  • http://www.leledainesi.com/ Lele Dainesi

    ispiratore occulto … molto bella la tua storia :)

  • http://donnaduepuntozero.blogspot.com Paola

    Interessanti le tue riflessioni…ma soprattutto veritiere!E'davvero difficile trasmettere agli altri il proprio entusiasmo verso una materia (quale il web) che "ai più" risulta oscura e fumosa!

    Tengo d'occhio il tuo blog,;)

  • Pingback: Dandy’s Blog - The Dandy’s Tip: insegnare con i nuovi media

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