“You simply cannot separate young people from technology; it is part of who they are.”
E’ quanto è emerso da una ricerca svolta negli Stati Uniti da Knowledge Networks, in associazione con MTV, su un campione di giovani dai 13 ai 24 anni di età.
L’articolo “Internet Keeps Young People Ubeat” cade proprio a fagiuolo: ieri sera era a casa di amici, tra un bicchiere di vino, una Moretti e qualche sigaretta, la conversazione si è spostata sull’invasività tecnologica che le nostre vite hanno dovuto subire da quando siamo nati. Quando ho dovuto esprimere la mia opinione, ho palesato l’oblio che mi guida da anni: non ricordo più come era la vita senza il cellulare, senza un uso massiccio di internet a casa oppure, spostando a livelli più generali il tema, nessuno si capacitava di come un’azienda potesse “comunicare” senza (ad esempio) le email.
Alle mie parole, gli occhi di noi tutti si sono voltati verso un punto non bene definito del soffitto e sì è iniziato a ricordare come era la vita senza la tecnologia, priva anche dei gadget che, ad oggi, hanno cancellato i file delle nostre memorie personali in modo irreversibile. Risultati dei più infausti: chi propendeva per il solito “si stava meglio quando si stava peggio”, chi altro per “ma ora è tutto più comodo ed immediato”, ma tutte le posizioni erano accomunate dall’alone dell’oblio, della dimenticanza, che riguarda le vite di ciascuno di noi. Questo non è un buon segno.
Nell’articolo succitato, ben 2/3 del campione di studio si dice contento di come gli vanno le cose in generale e il 62% di questi ritiene che le cose non potranno che migliorare in futuro. Questo il dato che più di ogni altro è in opposizione con la mia concezione attuale: a parte l’approccio disincantato e restio alla filosofia “domani andrà meglio”, compensato da una elevata fiducia nello sviluppo tecnologico/scientifico, la mia paura personale è quella di ritrovarmi a poter sapere in ogni momento, tramite il mio palmare ad esempio, che in Nuova Zelanda c’è la moda delle flip-flop verdi, ma non essere in grado di ricordare se non l’ultimo anno della mia vita.


