
Qui non siamo davanti ad un’opera d’arte (post)contemporanea o ad una installazione di dubbio gusto estetico la quale suscita l’idea “questo lo riuscivo a fare anche io. Meglio, forse”.
No, qui siamo davanti ad una realizzazione di un’idea decisamente banale, triviale, ma dannatamente “umana”: mandare a farsi fottere tutto ciò che, in quel momento o sino a quell’istante preciso, ci ha angosciato e logorato le viscere.
“Fuck” è la parola giusta, sufficientemente carica della rabbia e del risvolto sessuale che ti fa sorridere. Ecco quello che ci vuole.
Dice l’inventore di Fuckthiswebsite:
I don’t know, just had the idea one day and thought it would be funny. So I printed out stickers in a bunch of different sizes, took them everywhere with me, and started taking photos. It quickly turned into an obsession, and I ended up with a book. So, now it’s your turn, let’s see what you can do. Get some stickers and take some photos. Believe me, once you start, you’ll never look at signs the same way again.
Questo ha messo in commercio normalissimi sticker di una delle parole più pronunciate al mondo e, stimolando l’esibizionismo insito in ognuno di noi grazie alla pubblicazione delle foto che gli vengono inviate, alimenta il proprio business.
L’ho sempre detto che non sono un business man.
Fuck Stick me!


