
Questa mattina ho iniziato un corso Apple Certified di Final Cut Pro: 56 ore full-immersion del (celebre) software per il montaggio video di Apple.
Cosa positiva: più di 2/3 del costo del corso sono sostenuti dalla regione Lombardia. Postilla negativa: il voucher verrà rilasicato solamente se il candidato presenziaerà ad almeno il 75% delle lezioni. Tradotto nel linguaggio di un ipocondriaco (quale sono) significa che in queste settimane starò chiuso in casa per evitare di “imbattermi” nel mondo batteriologico di qualsiasi sorta.
In aula siamo 10 e tutti allo stesso livello di conoscenze specifiche (nullo o quasi, insomma), quindi un’ottima cosa. Abbiamo a disposizione iMac di ultima generazione e vedere il “mondo” da quello schermo, per me è un’esperienza che rasenta il trascendentale (possiedo uno “storico” powerbook 12 pollici).
Dal punto di vista professionale, la classe si presenta sì eterogenea, ma di quella diversità strutturale “buona e compartecipativa”. Mi spiego velocemente: nessun nerd, smanettone o hacker-da-fine-del-mondo; nessun art-director-videomaker-creativo-che-si-crede-il-nuovo-dio-della-comunicazione.
Semplicemente gente normale, forse un po’ omologata alla prima impressione, ma bella.
Speriamo bene.
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