
Nel suo speech alla Signal LA di Los Angeles dal titolo “Ending The Content Arms Race”, Jason Calacanis parla ai presenti della sua nuova visione: puntare sulla qualità dei contenuti e non sulla quantità.
Parte così un intervento dedicato al tema caldo che tocca le content farm, ovvero realtà Web che producono tanti contenuti ottimizzati per scalare i motori di ricerca ma di bassa qualità, e le attacca direttamente: Demand Media, Yahoo! e il suo Associated Content, AOL e i sui contenuti prodotti da Seed.com.
Lo scorso Gennaio, Matt Cutts aveva pubblicato un post relativo allo spam in Google nel quale si legge come il motore di ricerca non veda di buon occhio aggregatori e content farm:
In 2010, we launched two major algorithmic changes focused on low-quality sites. Nonetheless, we hear the feedback from the web loud and clear: people are asking for even stronger action on content farms and sites that consist primarily of spammy or low-quality content. We take pride in Google search and strive to make each and every search perfect.
Concetto ben chiaro a Calacanis il quale rincara la dose sostenendo (a ragione) che
The one rule of working with Google is don’t make them look stupid. If you make “The Google” look stupid, they’ll f- you up
Anche se l’intervento può essere visto come espressione necessaria del protagonismo di Calacanis e, in particolare a raccontare il suo caso specifico Mahalo, il significato veicolato non è da sottovalutare: spendi più risorse per la ricerca della qualità degli articoli che crei e pubblichi e lascia stare la quantità fatta di fuffa e anchor text ottimizzati.
Un consiglio che a partire da questo 2011 sembra essere decisivo per chi crea e vende contenuti Web.


