Di doppi menti, vecchiaia, barba e taccuini: i giornalisti senza Social Media

24 May 2011
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Facciamo un esperimento: chiudi gli occhi, rilassati, metti giù l’iPhone e descrivimi velocemente l’immagine che ti viene in mente quando ti dirò la prossima parola. Pronto? Ok, la parola è “giornalista”.

Se io penso alla prima immagine che la mia mente associa alla parola “giornalista” è quella di un uomo con il doppio mento, un po’ di barba, un vecchio pelato con ciuffi di capelli giallastri sui lati del capo. In mano tiene un taccuino bisunto.
Cercando di interpretare questa immagine, riesco facilmente a trovare parallelismi tra essa e il giornalista “reale” che è vivo e vegeto.

doppio mento = i benefit che il ruolo di giornalista portava con sé (e che forse non sono del tutto estinti): aperitivi pagati, cene organizzate per addolcirlo, hotel lussuosi per la pubblicazione di un pezzo entusiasta che spesso si rivelava essere una dettatura al telefono o una copia della cartella stampa.

barba = quella del giornalista dovrebbe essere una professione completamente rivoluzionata negli ultimi 20 anni. Invece la stragrande maggioranza dei giornalisti non si è evoluta da un punto di vista lavorativo: il loro modo di ricercare le notizie e la loro produzione è rimasto invariato. Continuano a presuppore che senza di loro, non ci sia l’informazione “vera ed autentica” ma questa, di fatto, ha una vita indipendentemente dai giornalisti o, per dirla con le parole di Jeff Jarvis, new Media columnist al Guardian,

The conversation goes on without us. We in journalism thought the conversation needed us.

Il ruolo del giornalista è sempre più quello di essere il curatore di una conversazione, non più di una “storia”, cercando di aggiungere valore alla conversazione stessa ed evidenziarne gli aspetti più importanti.

vecchio = il giornalismo non tiene conto dei grandi mutamenti che sono avvenuti e stanno avvenendo nel Web: la rivoluzione in Syria, quella della Libia contro Gheddafi e Osama bin Laden sono soltanto gli utlimi esempi di come il Web sia stato necessario per far conoscere al mondo come le cose sono andate. Il Web è la cosa più vicina al real-time che l’uomo abbiamo mai creato e, grazie a Twitter, permette di scoprire notizie in pochi istanti e senza la necessità di un computer.
Come dimostra il caso di Robert Smith, corrispondente da New York per NPR, il quale, dopo la notizia dell’uccisione di Bin Laden, ha letto su Twitter che un po’ di persone stavano cominciando a radunarsi a Ground Zero e ha deciso di correre in strada per raccontare la cosa in diretta con il suo iPhone 4, un split inserito nell’uscita jack del telefono e un microfono.

taccuino bisunto = la modalità unilaterale di riporare le notizie (solo la fonte) e un metodo ormai anacronistico di trattare ogni singola storia. Invece il mondo che puoi toccare è tanto reale quanto quello che trovi sul Web e tu, giornalista, devi imparare a barcamenarti tra i vari servizi che offrono news su ogni argomento e carpire le cose succulente in questo marasma di informazione.
Sull’importanza dell’integrazione dei social media nel lavoro dei giornalisti si è espresso anche Peter Horrocks, head of global news alla BBC, durante l’ultimo Social Media Summit della stessa BBC, che ha dichiarato “using social media should no longer be peripheral”. C’è però un problema strutturale in tutto ciò: bisogna cambiare approccio lavorativo, rivoluzionarlo in maniera totale. Vallo a spiegare al giornalsita che da 10 anni viene pagato fior fior di soldi per copia-incollare le agenzie sul sito Web e inserire le foto che gli arrivano da Getty Images.
A riguardo Meg Pickard, head of digital engagement al Guardian, dice che il giusto approccio per iniziare a “formare” i giornalisti in questa rivoluzione è simile ad un sandwich:

In order to get social media to be successful within an organisation you need to have a clear mandate and support from above. You need to have your senior leadership team to say this is important and this is something it is OK to spend time doing. In fact not just OK, this is something you need to spend time doing. But you also need the bottom bit. You need to find organic grassroots activity happening throughout the rest of the organisation, nurture it support it, point at it, let peers insipire each other.

Ed è in questo preciso ecosistema che non desta meraviglia il fatto che continuano ad esserci ancora discussioni sulla necessità di inserire link in un articolo per il Web.

Fortunatamente ci sono professionisti che sono lungimiranti e precursori nell’adozione di nuovi modelli di informazione e news reporting, ma di doppi menti, barbe e taccuini se ne vedono ancora tanti nelle redazioni.

Foto: the Pragmatic

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